martedì 10 novembre 2009

Scoperto il tesoro di Mekong. Più di 1000 specie animali sconosciute: il ragno più grande al mondo!

 

Capita a tutti di trovare in casa un ragnetto. Spesso, anche se questo povero essere è di dimensioni piccole, viene trattato come se fosse un mostro gigantesco.

Ora immaginate di trovarvi lui in casa, invece del solito ragnetto…

Heteropoda dagmarae ragno gigante

Impressionante vero?

Questo simpatico essere peloso è un esemplare di Heteropoda dagmarae, è il ragno più grande al mondo ed ha una apertura di zampe di 30 centimetri.

Per fortuna non corriamo il rischio di ritrovaci questo gigante passeggiare sui tetti di casa nostra, tranne che la nostra casa sia nella foresta pluviale del Mekong (Asia Sud orientale) habitat naturale del ragnetto.

Il “simpatico essere” fa parte delle 1000 e più specie (1068 per l'esattezza) che sono state identificate e catalogate dai ricercatori nell'ultimo decennio nel bacino del fiume Mekong, ritenuto uno degli habitat con più ampia bio-diversità del mondo intero.

La natura ci riserva ancora tantissime sorprese.

Scoperto il tesoro di Mekong più di 1000 specie animali sconosciute

 

La regione MEKONGIl tesoro di Mekong comprende i ritrovamenti fatti in un ampia zona. La regione comprende i sei Paesi attraverso i quali scorre il fiume Mekong, ovvero Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia, Vietnam e la provincia cinese dello Yunnan.

Gli scienziati del WWF stanno facendo veramente un lavoro eccellente e colossale se consideriamo la vastità dei territori studiati. Infatti anche dopo 10 anni dall’inizio dello studio si scoprono ancora nuove specie.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia ha affermato che: “Questa biodiversità poco conosciuta sta affrontando una pressione mai sperimentata prima. Per gli scienziati, questo significa che quasi ogni indagine sul campo può fruttare nuove scoperte, ma documentarle è una corsa contro il tempo"

Finora le scoperte evidenziate nel report WWF includono 519 specie di piante, 279 pesci, 88 rane, 88 ragni, 46 lucertole, 22 serpenti, 15 mammiferi, 4 uccelli, 4 tartarughe, 2 salamandre e un rospo.

Gli esperti affermano che ancora non sanno cos’altro li aspetta là fuori, ma è chiaro che l’area conserva ancora molte altre specie da scoprire e che il mondo scientifico sta solo realizzando quanto le popolazioni locali hanno sempre saputo.

Chiacchierando tra amici è un blog che si occupa spesso di animali per questo ho deciso di dedicare una serie di post al tesoro di Mekong  che anno dopo anno si sta svelando ai nostri occhi.

Parlerò delle specie più curiose e particolari che sono state scoperte perché è importante capire che la natura e gli animali sono un bene prezioso che va difeso dal suo principale nemico ovvero la stupidità umana.

lunedì 9 novembre 2009

Curiosità sulla figura femminile nell’antica Roma

 

1) Nel corso dei secoli le donne romane si emanciparono sempre di più; in epoca imperiale iniziarono ad essere accusate di trascurare i loro doveri di mogli e madri dedicandosi a mestieri considerati tradizionalmente maschili. Giovenale nella satira sesta prende in giro quelle donne che si danno alla professione forense o che si appassionano di politica interna ed estera, o ancora che gareggiano con gli uomini nelle attività sportive.

2) Sempre Giovenale, nella sua seconda satira, accusa alcune donne sposate di commettere adulterio con uomini, donne e persino asini!

3) Le donne romane patrizie ricevevano una solida educazione; per questo non mancano nella storia figure di intellettuali al femminile. Una delle letterate più celebri è Cornelia la madre dei Gracchi, le cui epistole sono state lodate persino da Cicerone.

4) La donna romana poteva essere data in sposa a partire dai 12 anni; un passo indietro, quindi, rispetto alla regola greca, che prevedeva che il limite fosse fissato a 16 anni.

5) Esistevano donne-gladiatore, o gladiatrici, la cui esistenza è comprovata da testimonianze scritte e artistiche. Ma, ancor più frequente, era in fascino esercitato sulle donne dai gladiatori uomini; pare che anche le matrone più altolocate si innamorassero di rudi gladiatori con una certa frequenza…

6) L’adulterio era considerato un reato solo se commesso dalla donna. Se il pater familias ne esprimeva la necessità, l’adulterio veniva punito con la pena di morte. Viceversa, le donne di malaffare venivano private del diritto di contrarre matrimonio, ma c’era molto permissivismo nei rapporti con le prostitute, che avevano una sorta di “funzione sociale”: tenere i giovani lontani dalle mogli altrui.

7) Le donne indossavano il perizoma, una fascia per il seno (strophium, mamillare) o una guaina (capetium) e una o più tuniche subuculae, intessute con lana o lino ed in genere prive di maniche. Sopra la subùcula veniva indossato il sùpparum oppure la stola fermata in vita da una cintura (cingulum). Quest’ultimo indumento non arrivava ai piedi e lasciava scoperta un parte della tunica sottostante. L’abito da sposa (recta) era costituito da una tunica bianca attillata e senza maniche, completata da un velo color giallo fiamma.

8] Se l’abito della donna onesta doveva essere estremamente discreto lasciando scoperto solo il viso, non altrettanta sobrietà veniva tributata agli accessori; col passare degli anni il proprio rango sociale venne ostentato con gioielli sempre più vistosi.

9) Secondo le leggi augustee, una donna doveva avere almeno tre figli oppure ogni lascito ereditario sarebbe finito in mano ai parenti del marito o allo stato. Assolto il proprio dovere, le donne romane utilizzavano spesso pozioni contraccettive o abortive allo scopo di scongiurare altre gravidanze che avrebbero potuto essere loro fatali.

10) Il concubinato, sorta di adulterio continuativo, divenne nei secoli un istituto tipicamente romano, ove la concubina conviveva con il suo amante nella sua casa e nella sua famiglia.

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venerdì 6 novembre 2009

Marco Travaglio: Il crocefisso simbolo di libertà e umanità

 

In questi giorni si discute molto sulla sentenza del tribunale di Strasburgo che in qualche modo vieta la presenza del crocefisso nelle scuole Italiane. Da ogni parte sono piovuti commenti ma secondo me è stato il grande Marco Travaglio che, con poche e semplici parole, ci ha ricordato il grande significato che ha quel piccolo uomo inchiodato sulla croce.

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

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Ugly Bat Boy: un gatto semplicemente brutto!

 

Partendo dal presupposto che io adoro tutti gli animali e in particolare i gatti, devo dire che la mia prima reazione all’immagine di questo micione è stata quella di dire “che brutto”!

Questo particolare gattone vive presso uno studio veterinario in New Hampshire. Il suo amico a due zampe,  il veterinario  Stefano Bassett, assicura che il gatto è perfettamente normale è solo brutto.

Come tutti i gatti, Ugly Bat Boy, ama passare le sue giornate sul computer caldo dello studio e insieme ai suoi amici a due zampe.

Non si può negare che sia un gatto brutto, ma devo dire che dopo aver visto questo video, dove il micione viene ripreso nella sua casa, l’unica cosa che ho notato e la sua estrema dolcezza.

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mercoledì 4 novembre 2009

Molti medici rifiutano il vaccino contro L’influenza A. Ecco il perché

 

Risulta da un indagine che ad oggi solo il 40% dei medici ha scelto di vaccinarsi contro l’influenza A H1N1. Nell’ambiente sanitario già da tempo circolano voci sulla sospetta tossicità di questo vaccino, infatti molti medici pediatri, e non solo, sconsigliano la vaccinazione ai propri assistiti.

Ma perché c’è tutta questa diffidenza nei confronti di un vaccino annunciato quasi come miracoloso?

Finalmente i motivi di tanta diffidenza sono stati svelati anche a chi non è del settore sanitario. Devo dire che oggettivamente i rischi che si corrono vaccinandosi sembrano più gravi di quelli provocati dall’influenza suina o H1N1.

Di seguito potete leggere alcune informazioni importanti sulla composizione del vaccino contro l’influenza A H1N1

COMPOSIZIONE CHIMICA-  Dal punto di vista chimico, cioè della “costruzione in laboratorio” del vaccino, vi sono da rilevare alcune sostanziali differenze tra la formulazione approntata negli USA e quella distribuita in Europa. Innanzitutto cambia la quantità di antigene virale che nelle confezioni di vaccino statunitense è di 15 microgrammi mentre in quelle europee è di 7,5 microgrammi. Si comprende , quindi, che il vaccino europeo risulta “dimezzato” nella sua parte attiva e che abbisogna, per dare una corretta risposta immunitaria, di un booster, di un additivo (chiamato tecnicamente adiuvante) che supplisca alla quota di antigene virale mancante. Questo adiuvante è l’MF59 (un brevetto della multinazionale Novartis) a base di squalene e implicato nella cosiddetta sindrome del golfo. I soldati americani che parteciparono alla Guerra del Golfo furono massicciamente vaccinati contro l’antrace e il vaccino allestito in quella occasione conteneva come adiuvante l’MF59. Una volta tornati a casa moltissimi di quei soldati hanno sviluppato una vera e propria malattia da vaccino, denominata GWS (Gulf War Syndome), cioè lo squalene presente nel vaccino, con lo scopo di amplificare e migliorare la risposta del sistema immunitario dell’individuo vaccinato, ha scatenato una serie di reazioni immunitarie incontrollate e devastanti .

I POSSIBILI PERICOLI – In parole assai semplici vaccinarsi con un siero adiuvato con l’MF59 espone il soggetto alla possibilità di contrarre gravissime malattie autoimmuni il cui esito può essere fatale. Altra nota a sfavore del vaccino europeo è l’uso del Tiomersale contenuto nei flaconi multidose del vaccino. Questo composto, a base di mercurio, veniva adoperato negli anni passati come disinfettante all’interno di moltissimi vaccini utilizzati anche nei bambini piccoli. L’insorgere di patologie a carattere neurotossico (l’autismo su tutti) specie in bambini con un peso inferiore alla media, ha evidenziato la responsabilità del Tiomersale nel causare queste malattie, tant’è che i vaccini più moderni sono tutti Tiomersale free.

Fonte

 

Il cielo e l’inferno

 

Oggi, per puro caso, ho trovato in rete questo bellissimo brano tratto dal libro “Manuale del Guerriero della luce” di Paulo Coelho. Mi ha molto colpito e ve lo propongo integralmente.

Il cielo e l’inferno
Un uomo, il suo cavallo e il suo cane camminavano lungo una strada. Mentre passavano accanto a un albero gigantesco, si abbatté un fulmine e morirono tutti fulminati.
Ma l’uomo non si accorse di avere ormai lasciato questo mondo e continuò a camminare con i suoi due animali. A volte occorre del tempo perché i morti si rendano conto della loro nuova condizione...
Era una camminata molto lunga, su per la collina, il sole era forte e loro erano tutti sudati e assetati. Avevano disperatamente bisogno di acqua. A una curva della strada, avvistarono un magnifico portone, tutto di marmo, che conduceva a una piazza pavimentata con blocchi d’oro, al centro della quale c’era una fontana da cui sprizzava dell’acqua cristallina.
Il viandante si rivolse all’uomo che sorvegliava l’entrata.
- Buongiorno.
- Buongiorno – rispose l’uomo.
- Che posto è mai questo, così meraviglioso?
- Qui è il Cielo.
- Che bello essere arrivati nel cielo, abbiamo molta sete.
- Lei può entrare e bere a volontà.
E il guardiano indicò la fontana.
- Anche il mio cavallo e il mio cane hanno sete.
- Mi spiace molto, ma qui non è permessa l’entrata di animali.
L’uomo ne rimase assai deluso, perché aveva molta sete, ma non avrebbe mai bevuto da solo. Ringraziò e proseguì. Dopo aver camminato a lungo, ormai esausti, arrivarono in un luogo la cui entrata era segnata da una vecchia porta, che si apriva su di un sentiero sterrato, fiancheggiato da alberi.
All’ombra di uno degli alberi, c’era un uomo sdraiato, con il capo coperto da un cappello, che probabilmente stava dormendo.
- Buongiorno - disse il viandante.
L’uomo fece un cenno con il capo.
- Abbiamo molta sete, il mio cavallo, il mio cane e io.
- C’è una fonte tra quelle pietre – disse l’uomo indicando un posto. – Potete bere a volontà.
L’uomo, il cavallo e il cane si avvicinarono alla fonte e ammazzarono la sete. Poi, l’uomo tornò indietro per ringraziare.
- A proposito, come si chiama questo posto?
- Cielo.
- Cielo? Ma il guardiano del portone di marmo ha detto che il cielo era là!
- Quello non è il cielo, quello è l’inferno.
Il viandante rimase perplesso.
- Voi dovreste evitarlo! Una tale informazione falsa causerà grandi confusioni!
L’uomo sorrise:
- Assolutamente no. In realtà, ci fanno un grande favore. Perché laggiù rimangono tutti quelli che sono capaci di abbandonare i loro migliori amici ...

sabato 31 ottobre 2009

L’unico difetto delle donne

 

Questo brano è molto bello. Racchiude in sé tutte le qualità delle donne. Sono sicura che leggendolo molti uomini riconosceranno queste qualità anche nella donna che hanno accanto ogni giorno.

Quando Dio creò la donna era già al suo sesto giorno di lavoro facendo pure gli straordinari.
Apparve un angelo e gli chiese:”Come mai ci metti tanto con questa?”
E il Signore rispose: “Hai visto il mio Progetto per lei?”
Deve essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica, avere più di 200 parti muovibili ed essere capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi, avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato e lo farà tutto con solamente due mani.”
L’angelo si meravigliò dei requisiti.
“Solamente due mani….Impossibile!
E questo è solamente il modello base?
E’ troppo lavoro per un giorno….Aspetta fino a domani per terminarla.”
“No lo farò!” protestò il signore. “Sono tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore…
Ella si cura da sola quando è ammalata e può lavorare 18 ore al giorno.”
L’angelo si avvicinò di più e toccò la donna.
“Però l’hai fatta così delicata, Signore”
“E’ delicata, ribatté Dio, però l’ho fatta anche robusta. Non Hai idea di quello che è capace di sopportare o ottenere”
“Sarà capace di pensare?” chiese l’angelo.
Dio rispose:
“Non solo sarà capace di pensare ma pure di ragionare e di trattare”
L’angelo allora notò qualcosa e allungando la mano toccò la guancia della donna…
“Signore, pare che questo modello abbia una perdita…”
“Ti avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose…
non c’è nessuna perdita… è una lacrima” lo corresse il Signore.
A che cosa serve una lacrima?” chiese l’angelo.
E Dio disse:
“Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, e il suo orgoglio.”
Ciò impressionò molto l’angelo “Sei un genio, Signore, hai pensato a tutto. La donna è veramente meravigliosa”
Lo è!
Le donne hanno delle energie che meravigliano gli uomini.
Affrontano difficoltà, reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore e gioia.
Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose.
Lottano per ciò in cui credono.
Si ribellano all’ingiustizia.
Non accettano un “no” per risposta quando credono che ci sia una soluzione migliore.
Si privano per mantenere in piedi la famiglia.
Vanno dal medico con un’amica timorosa.
Amano incondizionatamente.
Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici.
Sono felici quando sentono parlare di un battesimo o un matrimonio.
Il loro cuore si spezza quando muore un’ amica.
Soffrono per la perdita di una persona cara.
Senza dubbio sono forti quando pensano di non avere più energie.
Sanno che un bacio e un abbraccio possono aiutare a curare un cuore spezzato.
Non ci sono dubbi però… nella donna c’è un difetto:
Ed è che si dimentica quanto vale.

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mercoledì 28 ottobre 2009

Chiacchiere tra amici cambia look!

 

In occasione del superamento dei 100.000 visitatori ho deciso di rinnovare l’aspetto del mio blog. Spero che questo nuovo look vi piaccia. Voglio cogliere anche l’occasione per ringraziarvi per questo “successo”: non pensavo di avere cosi tanti amici :O)

Spero di riuscire a scrivere ancora tanti post con cui strapparvi un sorriso, darvi un consiglio utile e magari anche l’occasione di riflettere.

Grazie ancora a tutti i lettori :-)

 

Grazie per aver avuto la pazienza di "ascoltarmi", è stato bello chiacchierare con te!

Se hai ancora voglia di chiacchierare guarda qui:

@ Come vendicarsi dei propri genitori: My Parents Were Awesome

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@ Io sono stanca dei soliti sfondi desktop, e tu? Se la pensi come me guarda queste foto

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Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè?

Per cosa il mondo spende 90 miliardi di dollari all’anno? Per una tossina vegetale nata come antibatterico che ha poteri stimolanti sugli esseri umani poiché blocca i nostri neurorecettori per l’adenosina, un composto che serve per addormentarci. Il caffè, in parole povere.

Ma cosa c’è esattamente in una tazzina di caffè?

Acqua - Una tazzina è costituita al 98,75% di acqua.

Caffeina - è un diuretico, per cui i bevitori di caffè – soprattutto i neofiti – corrono spesso al bagno.

Etilfenoli - Gli scarafaggi li utilizzano come segnali chimici di pericolo. Noi li beviamo nel caffè.

Acido quinico - Conferisce al caffè il suo caratteristico, irresistibile aroma. Una curiosità: è tra i composti chimici dai quali viene sintetizzato il farmaco Tamiflu.

Acido dicaffeoilquinico - Un antiossidante dall’effetto benefico sul nostro organismo.

Dimetil-disulfide - Un prodotto della tostatura del caffè verde. È uno dei composti che dà alle feci umane il loro caratteristico odore, tra l’altro.

Acetilmetilcarbinolo - Un liquido giallo infiammabile presente anche nel burro e usato come aroma artificiale nei pop-corn.

Putrescina - Vi siete mai chiesti cosa dà alla carne marcia il suo mefitico odore? Eccola. E c’è anche nel vostro espresso.

Trigonellina - Dona al caffè il suo sapore e uccide i batteri Streptococcus mutans, responsabili della carie.

Niacina - Ovvero vitamina B3, senza la quale vi ammalereste di pellagra.

Fonte: di Justo P . What’s Inside a Cup of Coffee? WIRED 22/09/09

Nonostante che l’elenco di sostanze che troviamo nel caffè non sia molto incoraggiante, penso che pochi rinunceranno alla propria pausa caffè. Ormai siamo dipendenti sia dalla caffeina ma anche dal piacere di andare al bar con gli amici.

Ma adesso veniamo ad una curiosità. Lo sapete chi fu il primo uomo a scoprire il caffe? Ovviamente questa domanda è destinata a restare senza risposta, tuttavia esistono molte leggende sull'origine del caffè.

La più conosciuta dice che un pastore chiamato Kaldi portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie.

Arrivata la notte le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta mangiati dal suo gregge, li macinò e, dopo averne fatta un'infusione, ottenne il caffè.

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